L'Ultimo Rintocco Della Vendetta

scritto da Taby-Saby
Scritto 4 mesi fa • Pubblicato 15 ore fa • Revisionato 15 ore fa
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Testo: L'Ultimo Rintocco Della Vendetta
di Taby-Saby

Il neon intermittente dell’insegna di un motel di quart’ordine proiettava ombre lunghe e distorte sul volto di piombo del detective Marco Valeri, mentre la pioggia acida della metropoli batteva implacabile sul parabrezza della sua auto civetta.

Erano passati trecento ventidue giorni da quella maledetta sera d’autunno in cui un banale tentativo di rapina in una farmacia di periferia si era trasformato nel suo inferno personale.

Elena era andata solo a prendere delle medicine per l’influenza, ma si era trovata sulla traiettoria di un proiettile vagante esploso da una mano tremante e spietata, quella di un uomo che i rapporti della scientifica avevano identificato come "Soggetto Ignoto", ma che per Marco era diventato un’ossessione senza nome.

Ora, quel nome lo aveva: Ivan Drago, un tossicodipendente di alto bordo con un passato da mercenario, un uomo che non lasciava tracce se non il vuoto pneumatico della morte.

Marco non portava più il distintivo nel portafoglio, sospeso dal servizio per eccesso di zelo e instabilità mentale, ma la sua fondina era ancora piena e il suo cuore era un motore alimentato a odio puro.

Aveva seguito una scia di sangue e soffiate pagate a caro prezzo tra i bassifondi della città, setacciando bische clandestine e magazzini abbandonati, finché una traccia fresca non lo aveva condotto a quel molo dimenticato da Dio, dove il silenzio era rotto solo dallo sciacquio dell'acqua nera contro i piloni marciti.

Sapeva che Drago era lì, rintanato in un vecchio deposito di container, in attesa di un carico che gli avrebbe permesso di sparire per sempre oltre il confine.

Marco scese dall'auto senza fare rumore, il respiro corto che formava nuvolette di vapore nell'aria gelida. Ogni passo sul cemento bagnato era un ricordo che riaffiorava: il profumo di Elena al mattino, la sua risata che riempiva la casa, e poi quel grido strozzato al telefono che ancora lo svegliava nel cuore della notte.

Estrasse la pistola d'ordinanza, sentendo il freddo del metallo contro il palmo della mano come un vecchio amico che non tradisce mai. Si mosse tra i giganti di metallo dei container, ombre cinesi in un labirinto di ruggine.

Improvvisamente, il rumore di un metallo che urta il suolo lo fece scattare. Una figura alta e magra, avvolta in un giubbotto di pelle logoro, emerse dalla nebbia a pochi metri di distanza. Era lui.

Gli occhi di Drago, incavati e febbrili, incrociarono quelli di Marco per un istante eterno. Non ci furono parole, non ci furono avvertimenti legali o diritti letti a voce alta. Drago estrasse una semiautomatica e fece fuoco, mancando Marco di un soffio mentre il poliziotto si lanciava dietro una pila di casse di legno.

Il fragore degli spari lacerò la notte, spaventando i gabbiani che si levarono in volo come presagi funesti.

Iniziò un inseguimento disperato tra i corridoi di ferro; Marco sentiva il proiettile che gli aveva sfiorato la spalla bruciare come un marchio a fuoco, ma il dolore era solo benzina sul fuoco della sua determinazione.

"Non scapperai questa volta!" urlò Marco, la voce roca di chi non parla con nessuno da mesi.

Drago rispose con un’altra raffica, cercando di guadagnare la rampa di scale che portava al tetto del magazzino principale. Marco lo seguì, i polmoni che bruciavano e i muscoli delle gambe che protestavano per lo sforzo.

Arrivati sul tetto, la pioggia si fece più intensa, trasformando la superficie catramata in una trappola scivolosa. Drago si trovò con le spalle al vuoto, il porto sottostante che ribolliva nell'oscurità. Era ferito a una gamba, un colpo di striscio che lo faceva zoppicare vistosamente.

Marco avanzò lentamente, la pistola puntata dritta al petto dell'uomo che gli aveva distrutto la vita. In quel momento, il detective non vedeva un criminale, vedeva solo il buio che aveva inghiottito la sua felicità. Il dito premeva sul grilletto, la tensione muscolare era al limite della rottura.

Drago sorrise, un ghigno sporco di sangue, sapendo di aver vinto comunque: se Marco avesse sparato, sarebbe diventato esattamente come lui, un assassino senza legge.

Per un lunghissimo minuto, l'unico suono fu il ticchettio della pioggia sul metallo e il battito accelerato di due cuori colmi di disperazione. Marco rivide il volto di Elena, non nel momento della morte, ma nel giorno del loro matrimonio, e sentì una voce interiore che gli sussurrava che la vendetta non avrebbe mai riportato indietro quel sorriso.

Le mani gli tremavano, non per paura, ma per il peso insopportabile della scelta. Abbassò lentamente l'arma di pochi centimetri, ma proprio in quel momento Drago, in un ultimo gesto di folle sfida, cercò di estrarre un coltello nascosto nello stivale.

Il riflesso di Marco fu più veloce del pensiero: due colpi secchi risuonarono nell'aria, colpendo il rapinatore alle spalle mentre questi perdeva l'equilibrio.

Il corpo di Drago scivolò oltre il cornicione, scomparendo nel vuoto senza un grido.

Marco corse al bordo, guardando giù verso l'acqua nera che aveva appena inghiottito il suo tormento. Non provò gioia, non provò sollievo.

Restò lì, immobile sotto il diluvio, mentre le sirene della polizia in lontananza iniziavano a farsi sentire, squarciando il velo della notte.

Aveva ottenuto la sua giustizia, o forse solo la sua condanna definitiva al silenzio. Si lasciò cadere sulle ginocchia, lasciando che la pistola scivolasse via dalle dita, mentre le lacrime, finalmente, si mescolavano alla pioggia sul suo volto stanco.

La caccia era finita, ma il deserto dentro di lui era appena diventato infinito.

L'Ultimo Rintocco Della Vendetta testo di Taby-Saby
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